Italia sostenibile: realtà o prospettiva?

16 gennaio 2014    

La questione che da il titolo all’articolo pone un quesito tutt’altro che facile da dipanare e osservare. Non perché ci siano grosse polemiche in atto o perché la popolazione non sia attenta a questi temi, anche perchè qui i dubbi sorgerebbero spontanei dopo le innumerevoli questioni ambientali venute a galla negli ultimi tempi (vedi Ilva, Terra dei Fuochi, ecc…).

L’Italia sostenibile è il sogno di molti addetti ai lavori di quest’ultimo periodo turistico. E’ il sogno perché ultimamente il concetto di sostenibilità si sposa perfettamente con quello di riqualificazione culturale e rurale. La sostenibilità associata alla valorizzazione del patrimonio culturale ormai è un veicolo promozionale indiscusso.

E sono proprio i Comuni Unesco a dimostrare la realtà dei fatti attraverso un’analisi di Legambiente secondo cui le strutture inserite nella World Heritage List sono più piene del 13,6% rispetto a quelle fuori dalla lista (TTG, 19 Dicembre 2013). Un altro esempio interessante di riqualificazione turistica a stampo sostenibile e culturalmente stimolante è quella che interessa le ferrovie dismesse da qualche anno a questa parte. Un disegno di legge promosso dagli onorevoli Famiglietti e Sanna prevede il recupero di ferrovie dismesse lungo lo stile di una mobilità cosiddetta “dolce” ossia a scopi turistici, ciclistici o equestri (Touring club italiano 02 Dicembre 2013).  Sono oltre 6400 i chilometri di ferrovie dismesse in Italia che potrebbero essere riscoperte e recuperate come è già avvenuto realmente in Liguria per la pista ciclo-turistica di Levanto-Bonassola. La pista ciclabile è stata realizzata su una ferrovia dismessa, è stata acquisita dal Comune di Bonassola dal gruppo Ferrovie dello Stato nell’ottobre 2005, al prezzo di 200.000 euro, utilizzando esclusivamente fondi del proprio bilancio. I lavori di realizzazione del tratto di pista ciclabile compreso fra Bonassola e Levanto sono stati ultimati nel 2010, grazie ad una convenzione fra i Comuni di Levanto e Bonassola. Osservando i trend della Provincia si possono osservare sensibili aumenti di visitatori dal periodo immediatamente antecedente l’apertura al pubblico che sebbene non direttamente riconducibili all’introduzione dell’attrattore sono senz’altro di interesse turistico.

Un altro interessante comparto che interessa la sostenibilità, come già detto, è la ruralità che interessa profondamente tutto il territorio italiano assieme alla riscoperta di tradizioni, usi e costumi locali e folklore connessi ad un ospitalità basata sulle tradizioni architettoniche locali.

In questo senso abbiamo molteplici esempi di ricettività connessa alle tradizioni architettoniche locali quali i casali in Toscana, le Masserie e i trulli in Puglia ed i Nuraghe in Sardegna.

Esempi già ampiamente osservabili, in fatto di trend con villaggi e Hotel ispirati a questi modelli stilistici con una grande attenzione da parte di rappresentanti locali, piccoli produttori eno-gastronomici e Gal (Gruppi di Azione Locale).

Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di diversi gruppi di azione dal Consorzio 100 Masserie in Puglia al 100 Cascine in Lombardia, tutti irrimediabilmente convinti sostenitori della necessità di riqualificare e rendere sostenibili le strutture turistiche. Le cascine agricole sono un patrimonio storico e culturale e riqualificarle significa riportare i cittadini a contatto con la natura e l’agricoltura biologica. Ci sono centinaia di edifici rurali abbandonati e si rischia di perdere un patrimonio storico e culturale di grande valore (Touring Club Italiano 03 Dicembre 2013). Per riqualificare servono fondamentalmente due cose: strumenti tecnici, il cosiddetto know how, e strumenti economici.

D’altronde proprio qui in Italia la sostenibilità e la riqualificazione non è più soltanto un ipotesi o un caso di studio. Qui rappresenta già la realtà in molti casi economicamente proficui e profittevoli.

In Sicilia a Favignana un ex cava di tufo adesso ospita il Cave Bianche Hotel, un quattro stelle inserito perfettamente nel contesto e completamente sostenibile nell’approvvigionamento di energia e nel processo costruttivo laddove è stato realizzato interamente in tufo evitando grossi spostamenti di materiali.

Un altro esempio è Le Tonnare Village a Stintino in Sardegna costruito sui resti di un antica tonnara industriale, oppure il Relais Histò a Taranto che ha visto la riqualificazione di una antica Masseria adesso hotel cinque stelle, oppure ancora l’Alborea Eco Lodge sempre in Puglia a Castellaneta, costruito all’interno di un boschetto di macchia mediterranea, costituito da unità indipendenti (lodge) che hanno una invasività ambientale minima, infatti sono unità in legno che non hanno grosse fondamenta, completamente amovibili così come in Australia esiste il Broome Eco Lodge Resort, un villaggio interamente basato su unità-tenda con tutti i confort possibili completamente amovibile.

 

Questi sono una serie di esempi che si integrano perfettamente con l’operato di alcuni gruppi di azione locale come ad esempio il Gal Colline Joniche in Puglia con la costituzione di una Green Road, un percorso turistico lungo trenta chilometri completamente sostenibile e atto a riqualificare il territorio circostante immerso nella splendida Valle d’Itria, territorio di Masserie e Trulli. Molto simile alla Green Road è la Pink Route nata però a Novembre nei territori Piacentini.

 

Questo tipo di turismo è sostanzialmente anche “esperienziale” poiché implica il connubio con l’esperienza delle tradizioni del luogo. Vivere all’interno di un abitazione tipica presuppone affrontare un pranzo tipico e anche attività manuali e fisiche tradizionali ed ecco che negli ultimi anni si è sviluppata un attrattività turistica legata al “turismo del fare”.

Questo tipo di turismo in Italia ha interessato le colline toscane con la partecipazione del turista alla vendemmia e molto simile negli ultimi tempi in Puglia, in un villaggio in Salento, con l’aiuto dello chef si procede alla raccolta dei pomodori in un campo adiacente la struttura e attraverso una dimostrazione pratica si preparano bruschette tipiche in mezzo ai campi coltivati.

Il sapore di queste esperienze non è contornato dalla fatica di chi, di quelle attività ci vive, anzi, quelle attività rappresentano l’evoluzione dell’esperienza stessa di turismo direttamente alla volta del Turismo 3.0.

 

 

 

 

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Falvio Albano



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